Scena Bonus Due Guance Dolci – Italiano

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9 Settimane In- Serata film

Liv

Il tenue bagliore dello schermo televisivo si accendeva sul viso di Luca che si sdraiò accanto a me sul divano, sfregandosi le mani con un luccichio negli occhi che poteva significare solo guai.
“Bene, guance dolci”, dichiarò, stiracchiandosi come se questo momento fosse stato preordinato. “Stasera scelgo io per la serata film”.
Strinsi gli occhi, immediatamente sospettosa. “E quale sarebbe, Casanova?”.
Lui sorrise e si alzò, avvicinandosi spavaldo al muro di DVD che avevamo eretto nel suo appartamento, dove un assurdo mix di film d’azione e commedie romantiche si contendevano lo spazio per prepararsi alla nostra serata film settimanale.
Chi l’avrebbe mai detto che avevamo in comune un tale amore per i film?
Con un gesto esagerato, Luca prese un DVD dallo scaffale e lo sventolò trionfante.
“Die Hard. Di nuovo”. Il suo sorriso si allargò quando si accorse del mio gemito. “Bruce Willis che spacca il culo. Esplosioni. Spirito natalizio. È un classico”.
Feci una smorfia, incrociando le braccia. “Davvero? Luca, l’abbiamo visto quanto, quattro volte in due mesi? Posso praticamente citarlo nel sonno”.
Aprì la custodia del DVD con una mano e mi fece un sorriso sopra le spalle. “Lo dici come se fosse una cosa negativa. È un capolavoro, Liv. Esplosioni, battute che si possono citare, filmati di Bruce a torso nudo che non mancano mai di farti battere la mascella sul pavimento. È il film perfetto”. Fece il gesto del bacio del cuoco con le dita e io sgranai gli occhi.
“Che ne dici di qualcosa che non coinvolga il sangue o, sai, i terroristi che conquistano un grattacielo?”. Ho suggerito. “Tipo, oh, non so, ‘Baby Mama’? Tina Fey. Amy Poehler. La perfezione”. Imitai il suo gesto del bacio da chef.
Gli occhi di Luca brillarono di divertimento anche se rabbrividì per il disgusto esagerato. “Perfezione?”, mi fece eco, andando in cucina a prendere i popcorn. “Liv, per favore. Tina Fey che fa battute sui bambini per due ore non è la perfezione. Punta più in alto”.
Gli lanciai un’occhiata piatta quando tornò, con una ciotola di popcorn in mano. “E Bruce Willis in canottiera sporca lo è?”.
“Ci puoi scommettere”, rispose senza perdere un colpo, lanciando una manciata di popcorn in aria e prendendoli con la bocca.
“Bene”, sospirai drammaticamente, appoggiandomi ai cuscini del divano.
Luca mi guardò contemplativamente mentre sgranocchiava. “Sai che sei dannatamente carino quando fai il broncio?”.
“Io non faccio il broncio”. Annusai con indignazione, ma non riuscii a reprimere il sorriso soddisfatto che mi si era creato agli angoli della bocca mentre aggiungevo: “Sono pari. Visto che tu hai scelto ‘Die Hard’, io scelgo il dessert. Renderemo la tua triste serata di film d’azione dolce come merita di essere”.
Luca strinse gli occhi, cogliendo il mio intento con un secondo di ritardo. “Aspetta… quale dessert?”
Mi alzai di scatto e mi diressi verso la cucina. “Abbiamo quelle focaccine ai lamponi in frigo, vero?”. Mi stuzzicai alzando le spalle.
Focaccine ai lamponi?” Lui gemette, accasciandosi sul divano come se fosse ferito. “Questa non è una serata di film con le focaccine “.
“Ora lo è”, dissi io.
Quando tornai, con due piatti pieni di focaccine e un cucchiaio di panna montata su ognuno, Luca aveva messo in coda il film e mi stava guardando dal divano.
“Sai”, mi disse afferrando uno dei piatti, ‘se insisti ad abbinare i film d’azione ai pasticcini, forse dovrò riconsiderare lo stato attuale della nostra relazione’.
“Oh, per favore”, risposi io. “Mi adori troppo per abbandonare questo viso. Questo corpo”. Agitai una mano su e giù per illustrare le mie curve. “E queste focaccine”.
Luca ne addentò una, fissandomi attraverso le briciole. “Mi appello al quinto emendamento”, mormorò, prendendo il telecomando per avviare il film.
Mentre scorrevano i familiari titoli di testa, mi accoccolai accanto a lui, appoggiando la testa sul suo petto. Il suono confortante delle esplosioni e delle battute di Bruce Willis riempiva la stanza, ma io non stavo davvero guardando. Tra la luce soffusa della TV e il calore del braccio di Luca intorno alle mie spalle, la tensione della giornata iniziava a sciogliersi.
“Sei stanca, dolcezza?” mi chiese, accarezzandomi i capelli con le dita. La disinvolta intimità del gesto mi fece fare le fusa nel suo collo.
“Un po’”, ammisi, accoccolandomi più vicino a lui. Il suo profumo – sapone misto a qualcosa di inconfondibilmente Luca – mi ha calmato come nessun’altra cosa ha mai fatto. “Una lunga giornata in ufficio”.
Lui gemette in accordo, il suo petto rimbombò sotto la mia guancia. “Non ricordarmelo. La nuova proposta per il cliente di West Bay sarà brutale. Ryker ci sta già facendo il culo come se fossimo indietro, e non abbiamo nemmeno iniziato”.
Annuii, capendo perfettamente. Il nostro lavoro era intenso anche nei giorni migliori e quando c’era di mezzo un cliente importante come Ryker West, la pressione saliva rapidamente.
“Ce la faremo, comunque”, dissi, con la voce sicura nonostante lo stress incombente. “Ci riusciamo sempre”.
Le labbra di Luca si incurvarono in un mezzo sorriso. “Vuoi dire che io farò centro mentre tu ti prenderai tutto il merito?”.
“Per favore”, dissi. “Saresti perso senza di me, Turner. Ammettilo”.
Ridacchiò dolcemente, la sua mano scivolò dai miei capelli fino alla mia schiena, tracciando lenti cerchi che mandarono le mie pulsazioni in overdrive. “Hai ragione”, disse a bassa voce. “Siamo proprio una bella squadra. Anche se mi fai impazzire”.
Inclinai la testa per incontrare il suo sguardo, cogliendo il breve guizzo di qualcosa di più profondo nei suoi occhi prima che lo coprisse con un sorriso. “Anche io”, risposi, con la voce più morbida di quanto volessi.
Per un attimo, il rumore della TV svanì in sottofondo. Luca si chinò e le sue labbra sfiorarono le mie in un bacio lento, deliberato e pieno di un’intensità che mi lasciò senza fiato. Il mondo si è ristretto a questo: il suo calore, il suo profumo, il battito costante del suo cuore contro la mia guancia.
Quando finalmente ci staccammo, fui sorpresa dall’improvviso peso del silenzio che ci separava. Il film passava in sottofondo, ma entrambi lo ignorammo.
“Sai”, disse, con la voce più roca del solito, ‘sono contento di aver litigato per quella dannata torta alla festa dell’ufficio’.
Sbattei le palpebre, colta di sorpresa dal cambio casuale di conversazione. “Cosa c’entra la torta con tutto questo?”.
Lui scrollò le spalle, con un accenno di sorriso sulle labbra. “Pensaci. Se non avessimo litigato per quell’ultima fetta, non saremmo finiti in manette insieme”. Inclinò la testa, sollevando un sopracciglio. “E io starei ancora fingendo di non provare nulla per te”.
Le sue parole rimasero nell’aria tra noi, inaspettate e audaci. Un anno fa avrei riso all’idea: Luca Turner, il mio rivale, la mia costante spina nel fianco, ammetteva qualcosa che sembrava pericolosamente vicino alla vulnerabilità. Ma ora il peso delle sue parole mi colpiva in modo diverso.
Cercai di fare dell’umorismo, di sviare il discorso. “Beh, hai un talento nel rubare l’ultima fetta di torta”, mormorai, con il cuore che mi batteva forte mentre incontravo il suo sguardo.
Ma Luca non ha abboccato. Ha mantenuto il mio sguardo fisso, senza esitazioni. “Dico sul serio, Liv”.
L’aria tra di noi si addensò di parole non dette, mentre le facili battute su cui ci eravamo sempre basati scivolavano via. Deglutii a fatica, improvvisamente incerta su cosa dire.
“Beh”, riuscii finalmente a dire, ‘se non fossi stato un idiota così testardo, non mi sarei innamorata di te’.
Un sorriso lento e soddisfatto si allargò sul viso di Luca. Si avvicinò e le sue labbra sfiorarono il mio orecchio mentre sussurrava: “Ho sempre saputo che ti avrei conquistato, Liv”.
Io risi, ma il suono era più morbido ora, più intimo. “Questo perché sei impossibile”.
“E ti piace”, rispose, il suo respiro caldo contro la mia pelle.
Questa volta non ho discusso. Non ne avevo bisogno.
Mentre il film scorreva in sottofondo, mi ritrovai a pensare a quanto fosse strano che una cosa così ridicola come le manette e la torta ci portasse qui, aggrovigliati su un divano, a scambiarci silenziose confessioni.
Il braccio di Luca si strinse intorno a me, tirandomi più vicino fino a farmi avvolgere dal suo calore. Lo schermo della TV tremolava, le esplosioni e gli spari erano lontani, irrilevanti.
Sospirai, sentendomi più soddisfatto di quanto non fossi da tempo. “Sai“, dissi a bassa voce, ‘forse ’Die Hard’ non è poi così male”.
Luca ridacchiò, le sue labbra mi sfiorarono avanti e indietro sulla fronte, leggere come una piuma. “Te l’avevo detto”.
Mentre il film continuava a scorrere, entrambi rinunciammo alla pretesa di guardare qualcosa. La mano di Luca, che si era appoggiata pigramente sulla mia schiena, mi afferrò improvvisamente, le sue dita scavarono nella mia carne con una pressione deliziosa mentre iniziava a impastare i muscoli lungo la mia spina dorsale, ogni tocco bruciava come un marchio. Le sue dita percorsero la linea delle mie costole, stuzzicando la pelle nuda esposta dall’orlo della maglietta. Il mio respiro si è bloccato e mi è rimasto in gola quando ha abbassato la testa e mi ha mordicchiato la mascella, proprio sotto l’orecchio.
“Luca…” Il suo nome lasciò le mie labbra in un sussurro, per metà supplica e per metà richiesta.
“Mmm?” La sua risposta fu un ringhio profondo e gutturale, la cui vibrazione contro la mia pelle provocò un’ondata di calore nel mio stomaco.
Mi voltai a guardarlo, incontrando quegli occhi scuri e intensi che riuscivano sempre a consumarmi. La sua espressione è rimasta illeggibile per un momento, ma il modo in cui il suo sguardo si è soffermato sulle mie labbra, il modo in cui il suo corpo si è sottilmente avvicinato al mio, non ha lasciato alcun dubbio su quale fosse la direzione da prendere.
Lentamente, la sua mano scivolò sotto la mia maglietta e le sue dita si distesero sulla mia pelle nuda, provocandomi una scossa di elettricità. Abbassò la testa e quando la sua bocca trovò di nuovo la mia, non fu stuzzicante o tenera. Questo bacio era profondo, urgente, le sue labbra si aggrappavano alle mie con fame.
Io risposi a mia volta, la mia mano si avvicinò per afferrare i suoi capelli, tirandolo più vicino. La sensazione di lui, solido, caldo e così incredibilmente vicino, ha allontanato tutto il resto dalla mia mente. Le tensioni del lavoro, il peso della settimana, tutto scomparve, sostituito dalla sensazione inebriante di Luca, della sua bocca esperta e talentuosa, del suo corpo duro premuto contro di me.
La sua lingua stuzzicava la giuntura delle mie labbra, si muoveva per mordere quella inferiore e trattenerla tra i denti prima di rilasciarla. Il leggero bruciore mi ha fatto arrivare dritto al cuore mentre mi contorcevo contro di lui. Gemeva nella mia bocca, un suono basso e roco che mi fece stringere le cosce. L’altra mano, ancora appoggiata sul mio fianco, strinse la presa come se stesse cercando di tirarmi ancora più vicino, anche se lo spazio tra noi era appena sufficiente.
Prima che me ne rendessi conto, ero stata spostata sulla schiena, con Luca in bilico sopra di me sul divano, il suo peso che premeva, le sue labbra che non lasciavano mai le mie. Le sue mani vagavano ora, più insistenti, scivolando sotto il tessuto della mia camicia per esplorare ogni centimetro di pelle nuda che riusciva a raggiungere. Ogni tocco era una scintilla che accendeva qualcosa di caldo e innegabile tra noi. La sua mano ruvida e callosa scivolò fino a toccare il mio seno, pizzicando e stuzzicando leggermente il piccolo bocciolo prima di passare all’altro. Ansimai nella sua bocca e i miei fianchi si sollevarono per strusciarsi contro i suoi.
Impaziente, strattonai l’orlo della sua maglietta, desiderosa di sentirlo, di toccarlo. Si sollevò quel tanto che bastava per permettermi di tirargliela sopra la testa, rivelando le linee dure del suo petto, i muscoli magri e definiti che indicavano che si prendeva cura di sé. Le mie dita tracciarono le creste e i contorni duri, assaporando il modo in cui rabbrividì al mio tocco.
“Liv…” respirò, con voce roca e sforzata. Le sue mani trovarono il bordo della mia camicia e con un movimento rapido e fluido la fecero sparire, gettandola via. I suoi occhi si scurirono mentre mi osservavano, cogliendo ogni dettaglio. Il calore e l’apprezzamento del suo sguardo mi fecero battere il cuore, mi fecero sentire la pelle improvvisamente troppo stretta, troppo calda.
Si abbassò di nuovo, le sue labbra trovarono la mia clavicola e poi l’incavo della mia gola. Ha sfiorato i suoi denti, giù, giù, prima di prendere in bocca un capezzolo, dandogli un piccolo morso prima di succhiare e lenire il leggero dolore. Dedicò la stessa attenzione all’altro capezzolo e mi sfuggì un piccolo mugolio, provocando un lieve sorriso sulle sue labbra.
Le sue mani scivolarono lungo i miei fianchi, le dita tracciarono la curva della mia vita prima di scivolare più in basso, afferrando la cintura dei miei leggings. Mi inarcai contro di lui, il mio corpo praticamente implorava per avere di più, per lui.
Non c’era nulla di affrettato nel modo in cui mi spogliava. Ogni movimento era deliberato, lento, come se volesse assaporare ogni secondo di questa esperienza, ogni tocco, ogni respiro. L’attesa cresceva ad ogni sfioramento delle sue dita, ad ogni centimetro di tessuto che cadeva, fino a quando non mi ritrovai sotto di lui, completamente nuda.
Si sollevò sulle ginocchia, abbassando i suoi pantaloncini e stringendo la sua lunghezza dura mentre il suo sguardo mi divorava. Mi sono morsa il labbro mentre lo fissavo, con uno sguardo altrettanto affamato. Lasciando le cosce aperte, lo fissai sotto le palpebre pesanti. Se fosse stato un altro, mi sarei vergognata di essere così esposta, ma non con lui.
Con lui mi sentivo potente, bella.
Sexy.
Luca si fermò per un attimo, i suoi occhi si fissarono sui miei e qualcosa di non detto passò tra noi. Sapevamo entrambi che non si trattava solo di lussuria: c’era qualcosa di più profondo, qualcosa che ribolliva tra noi da mesi, probabilmente da più tempo. Si chinò in avanti, la sua mano mi prese la guancia e il suo pollice mi accarezzò le labbra in un gesto tenero, quasi di riverenza.
“Sei fottutamente incredibile”, sussurrò, la sua voce era un raspare appena udibile sopra il suono del mio cuore che batteva forte.
Non ebbi modo di rispondere prima che le sue labbra fossero di nuovo sulle mie, questa volta più morbide, più lente, ma non meno intense. Le mie mani esplorarono i piani duri della sua schiena, godendo della sua sensazione, del modo in cui i suoi muscoli si flettevano sotto le mie dita. La sua pelle era calda, il calore tra di noi cresceva fino a diventare quasi insopportabile.
Quando finalmente si mosse contro di me, premendo completamente il suo corpo contro il mio, un soffice rantolo mi sfuggì dalle labbra. La sensazione di lui – pelle su pelle, il suo peso, il calore – era quasi travolgente, ma non abbastanza. Avevo bisogno di più. Muoveva la sua dura lunghezza contro il mio cuore bagnato, scivolando avanti e indietro in modo stuzzicante ma senza entrare.
Il mio corpo si inarcava contro di lui, sollecitandolo silenziosamente, implorandolo silenziosamente.
Ignorò le mie suppliche, continuando a stuzzicarmi, con la sua bocca calda che scendeva lungo il mio collo, la sua mano che si muoveva più in basso, le dita che tracciavano disegni lenti e deliberati lungo il mio ventre e l’interno delle cosce che mi facevano tremare sotto di lui. Il suo tocco era deciso ma attento, come se stesse imparando ogni reazione, ogni punto che mi faceva sussultare, mi faceva tremare, mi faceva avere ancora più bisogno di lui, toccandomi dappertutto tranne che nei punti in cui avevo più bisogno di lui.
E poi, non c’era più spazio tra noi. Luca si afferrò e si centrò, poi scivolò dentro di me con un’unica potente spinta. I miei occhi si rovesciarono all’indietro per il dolce attrito e la sensazione di pienezza, mentre le mie labbra si aprivano in un altro sussulto. Il suo stesso respiro sibilava tra i denti, un’espressione di pura concentrazione sul suo volto mentre si muoveva contro di me, all’inizio lentamente, con movimenti deliberati e controllati, come se si stesse trattenendo, cercando di assaporare il momento.
Fremendo, avvolsi le gambe intorno a lui, tirandolo più vicino, sentendo ogni centimetro di lui, sentendolo reclamare da me in modi che andavano oltre il fisico.
Qualcosa che assomigliava molto all’amore.
Deve averlo sentito anche lui, perché il suo ritmo si è accelerato e anche le mie pulsazioni, i nostri movimenti sono diventati più frenetici, più urgenti, come se entrambi fossimo alla disperata ricerca di colmare le ultime distanze rimaste tra noi.
Ogni bacio, ogni tocco, ogni ansimo e gemito diventavano un ritmo condiviso, un linguaggio non detto che comunicava più di quanto le parole avrebbero mai potuto fare. Non c’era altro che noi, il modo in cui si muoveva dentro di me, il modo in cui i nostri corpi si univano.
Come se fossero sempre stati destinati a farlo.

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